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Storia / Il premio Torriani nasce da qui

Il premio Torriani nasce da qui

“Può succedere che i ricordi di cinquanta anni possano soppiantare il presente ma ciò che faremo è molto di più di ciò che ho fatto: credo che ancora oggi la bicicletta possa essere migliorata… c’è ancora tanto futuro da creare”

Queste sono le parole di un ragazzo cresciuto con un sogno; che è diventato un’azienda internazionale con un prodotto che fa sognare milioni di persone…. E, forse, è stato questo modo di pensare che ha consentito al suo sogno di arrivare nel cuore di tanti appassionati e di riconoscersi nel loro desiderio di “sfilare” sull’asfalto.
Forse è stato il desiderio di crescere che ha fatto nascere queste biciclette… perché la bicicletta è il primo mezzo che accomuna bambini e adulti. Solo le dimensioni cambiano ma si guida nello stesso modo; per pedalare serve lo stesso equilibrio; porta tutti a destinazione contando solo sulle proprie forze. E’ ciò che ti affaccia al mondo degli adulti.
Ecco, forse, questo pensava Ugo da piccolo... e in quel modo di grandi lui c’è entrato, ha maturato esperienza e fatto tendenza, ha radicato un nome e fidelizzato i clienti.
E tutto parte da un negozio di famiglia a Milano dove Ugo entra come meccanico all’età di quindici anni: al mattino la scuola lavoro e al pomeriggio l’attività di garzone in officina: così inizia la storia del marchio con il cuore.

Nel 53’ la passione prende forma in una bottega tutta sua in via Lanfranco Della Pila a Milano, dove Ugo ripara biciclette e inizia a costruirle; nel ’58 si trasferisce a Cusano Milanino dove sempre resterà.
Come sempre resta l’uomo prima dell’imprenditore; la passione verso un mezzo che la tecnologia gli ha consentito di costruire in modo sempre più performante prima dell’idea di un fatturato; l’armonia dei componenti prima dell’ assemblaggio.
Ecco perché i corridori scelgono di correre su De Rosa: dagli anni ’60 in poi Gianni Motta lo preferisce a tanti altri meccanici mentre Eddy Merckx lo sceglie come meccanico, costruttore, amico e mentore: è Ugo che gli avvia l’azienda in Belgio.

Negli anni ’70 i sodalizi si rafforzano: l’uomo gestisce i corridori e le loro esigenze di sensibilità, tenuta di strada, materiali e pesi; le biciclette che ne nascono, nutrono lo spirito da imprenditore e fanno crescere l’azienda: entrano operai; entra la ricerca e sviluppo; entra la tecnologia. Ugo De Rosa inizia, quindi, ad essere conosciuto come il “sarto” delle due ruote, colui che crea i “telai su misura” e questa caratteristica resterà sempre negli anni un suo fondamentale.

Negli anni ’70-‘80 è un susseguirsi di campioni:Eddy Merckx, Francesco Moser, Moreno Argentin, Gianbattista Baronchelli scelgono la disponibilità dell’uomo a mettersi in discussione per migliorare e arrivano a preferire le geometrie eleganti di Cusano Milanino. All’acciaio si affianca il titanio e si arriva agli anni ’90 in cui l’alluminio è padrone.

Furlan, Berzin, Ugrumov la pedalano; la bicicletta del cuore è sul podio di tutte le classiche: Milano – Sanremo; Liegi-Bastogne - Liegi; Freccia Vallone; Giro d’Italia; Giro di Lombardia; Tour de France. Negli anni ’90 italiani e stranieri scelgono l’azienda che tiene le sue radici nella provincia lombarda: non fa sogni di gloria ma lavora sodo per raggiungerli.

Il nuovo millennio si apre con la vittoria di Vainsteins e il Campionato del Mondo del 2000 è targato Merak.
L’uomo non dimentica mai la famiglia e, come tutte le passioni sane, nel laboratorio di Ugo si sporcano le mani anche i tre figli; si incomincia lì a capire cosa significhi avere un impegno e portarlo avanti con costanza. Ad avere occhio attento e fluidità di pensiero. E negli ultimi anni, le soddisfazioni dei figli riempiono il cuore di Ugo che drena su di loro il "portare avanti l’azienda" che ora è internazionale e ha bisogno di diverse menti focalizzate su tanti aspetti.

Ora l’azienda è un brand riconosciuto in tutto il mondo e il volto di Ugo De Rosa resta legato a grandi campioni contemporanei come Savoldelli, Garzelli, Di Luca, Petacchi. L’imprenditore ha creato un’azienda in cui i telai sono costruiti con quattro materiali, acciaio – titanio  - alluminio e carbonio con cui solo la pigrizia di idee è un limite… e non si respira, certo, nell’azienda di Ugo.
Dal carbonio nascono il King con le sue evoluzioni estetiche, di peso, di fibra, di struttura, con componenti elettronici e meccanici, sino al Protos e King RS.

E il sig. Ugo? Vigila, presente e paziente incoraggia le novità perché, come dice lui,
“Nulla di straordinario è mai nato da un formula ma dall’Immaginare ciò che non esiste e farlo”

 

Domenica, 9 Settembre 2012