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Storia / La Storia De Rosa

La Storia De Rosa

La storia De Rosa parte dal presente perché “il libro della vita è sempre aperto a metà e ogni fine, in realtà, è sempre un nuovo inizio”: così inizia la storia dell’azienda milanese che da più di 50 anni costruisce biciclette, inizia partendo dalle parole odierne di Ugo De Rosa.

“Può succedere che i ricordi di cinquanta anni possano soppiantare il presente ma ciò che faremo è molto di più di ciò che ho fatto: credo che ancora oggi la bicicletta possa essere migliorata… c’è ancora tanto futuro da creare”

1953

De Rosa nasce in questo momento storico, nel primo dopoguerra quando c’è voglia di creare: Cinelli nasce nel ’48, Colnago nel ’54. Milano è energica. Le idee alimentano i sogni e la voglia di lavorare sta segnando il passo tra i costruttori: Ugo ha iniziato come meccanico ma le sue biciclette sono “geometricamente innovative” e i corridori vogliono correre su De Rosa.

Anni ’60

Alla fine degli anni ’60 i telai varcano i confini nazionali: in Europa amatori e professionisti iniziano a correre su De Rosa e, da lì a qualche anno, i telai “made in Cusano Milanino” varcano i confini europei. Durante il decennio sono diversi i corridori che iniziano a scegliere De Rosa come costruttore: Ugo costruisce per la Max Mayer di Gastone Nencini, nel ’69 inizia la collaborazione con Gianni Motta che durerà per tutta la sua carriera, così come quella con Eddy Merckx.

Sono gli anni in cui Rick Van Looy vince i campionati del mondo: De Rosa è il suo meccanico e lo segue in ammiraglia.

Anni ’70

Per la prima volta l’azienda marchia con il “cuore”le biciclette di un Team professionistico: succede con le biciclette verdi fornite alla G.B.C. nel 1973 con Panizza, Francioni e Turrini. De Rosa continua a costruire per diversi professionisti: nel ’73 arriva alla Molteni come meccanico ufficiale di Eddy Merckx e con lui inizia un sodalizio professionale senza eguali: Merckx è esigente e la sua sensibilità come corridore aiuta Ugo a capire dove migliorare il mezzo.

Nel ’76 Ugo costruisce per Francesco Moser (che con quelle biciclette vince tre Parigi-Roubaix) e nel Giro d’Italia 74 su un centinaio di corridori, un’ottantina corrono su telai costruiti da De Rosa (anche se non sempre marchiati con il cuore).

Anni ’80

Fa il suo ingresso la saldatura TIG: utilizzare tubi di sezioni diverse consente a De Rosa di realizzare pienamente la sua filosofia costruttiva di bicicletta “personalizzata”. Sono gli anni di Moreno Argentin, Gianbattista Baronchelli.

Agli inizi degli anni ‘90

De Rosa sceglie di utilizzare il titanio: materiale per pochi eletti, rappresenta da allora e per sempre il metallo da intenditori. Forte come acciaio e leggero come alluminio, Doriano gli dà forma con tutte le difficoltà di lavorazione che comporta. Una De Rosa in titanio è la bicicletta ufficiale del Team Gewis con cui arrivano i successi per Argentin; Furlan, Berzin, Ugrumov. La bicicletta del cuore è sul podio di tutte le classiche: Milano – Sanremo; Liegi-Bastogne - Liegi; Freccia Vallone; Giro d’Italia; Giro di Lombardia; Tour de France.

Metà anni ’90

L’alluminio è il nuovo materiale: già nel 1994 Danilo, che corre le Gran Fondo e costruisce le biciclette, intuisce che c’è voglia di nuovi materiali e di qualcosa di diverso nella cosmesi della bicicletta: il telaio comincia a cambiare perché i tubi di sezione sono più grandi e consentono grafiche diverse che danno spazio a emozioni e colori. Inizia così l’ascesa di un metallo tecnicamente versatile, leggero e reattivo che consente alte performance.

Il Merak diventa il telaio “testimonial di una svolta tecnica ed emozionale”: diversi i successi con Casagrande che arriva secondo al Giro d’Italia; Pellizzotti e Caucchioli. Il nuovo millennio si apre con la vittoria di Vainsteins e il Campionato del Mondo del 2000 è targato Merak. I telai si costruiscono in acciaio, titanio e alluminio: sono materiali conosciuti e maturi. Le forcelle di ultima generazione sono in carbonio, materiale giovane, con potenzialità da far emergere.

2000

Danilo e Cristiano hanno imparato che l’evoluzione nasce sulla strada, le novità sono nella mente di chi corre, nelle sensazioni e nei desideri di chi la bicicletta la vive dalla sella. Dall’esperienza personale capiscono che la svolta sarà il carbonio. Il nuovo millennio nasce con il KING che incarna la filosofia De Rosa del telaio “Customizzato”. Con il miglioramento delle resine e degli incollaggi, il carbonio diventa per De Rosa la fibra ideale con cui perseguire il suo head-line di azienda che fa del “su misura” il suo “one-to-one”.

2003

L’ascesa è inarrestabile. In occasione del 50esimo anno di attività dell’azienda, De Rosa lancia la Cinquanta, telaio celebrativo che arriva sul mercato con il brand di KING X-light. Inizia l’epoca del telaio modulare: cinque pezzi monoscocca componibili tra loro. Il telaio diventa così full carbon e la sezione del tubo sella aumenta a 35 mm. I pesi iniziano a scendere: un telaio di misura media raggiunge la soglia di 1.000 – 1.100 grammi ma De Rosa sa che il miglioramento delle performance in salita non può prescindere dalla sicurezza in discesa.

L’esasperata ricerca di un “target weight” si affianca alla ricerca sui materiali e sulla costruzione di un telaio che dia maggior stabilità e guidabilità. Il KING X-light è scelto da Savoldelli, Garzelli,Tonkov. Durante le ultime gare, fa il suo debutto il Protos (Prototype) con cui i due vincono alcune tappe al Giro d’Italia.


2006

La costruzione del telaio subisce una svolta importante con la costruzione dei telai monoscocca che contribuiscono contemporaneamente a contenere il peso e favorire performance per l’apprezzabile reattività in discesa. Nasce il KING3, a battezzare la terza versione del telaio che più di altri ha rappresentato il risultato di successo della ricerca e sviluppo in azienda: il carbonio utilizzato -K1- è fibra di altissima qualità utilizzata al meglio del suo potenziale.

 

Il KING3 riceve accreditamenti in Italia e all’estero: sono gli anni di Di Luca, altro corridore importante per la sensibilità sul telaio e la collaborazione nel suo miglioramento. Il carbonio conquista il mercato e De Rosa è tra le poche aziende a mantenere una produzione sui quattro materiali.

2008

Il modello di punta si arricchisce in competitività e nasce il KING3 RS – Racing Speed. La ricerca e sviluppo si affina nella composizione delle fibre di carbonio e delle resine utilizzate e arriva a creare un telaio molto più reattivo e leggeri. Garzelli, Di Luca, Petacchi lo scelgono per gareggiare sui principali circuiti internazionali, Giro d’Italia incluso. Tutta la produzione De Rosa è influenzata da queste ricerche: i telai aumentano in qualità, design ed eleganza.





2011

Il KING RS è top di gamma e la sua filosofia di costruzione è riadattata su ogni telaio che esce dalla fabbrica di Cusano Milanino. Si ricerca la performance nelle fibre, lavorando con carbonio XN70 – T1000 – T800 dosati in diverse modalità; Si lavora sul design perché l’immagine è anche piacevolezza delle linee; Si introduce soluzioni tecnico estetiche per rispondere alle esigenze del mercato attuale. Si esporta in tutto il mondo più del 70% della produzione: i mercati riconoscono a De Rosa tradizione, performance, competitività, passione, eleganza, design, tecnologia e cura maniacale del dettaglio.

2013

Il 60esimo anniversario viene festeggiato con la pubblicazione del libro "Sessanta" in 2 versioni, italiano e inglese, che racconta e riassume la storia. Inoltre viene lanciata la linea Black Label. 4 modelli con i 4 materiali della storia De Rosa rivisitati in chiave innovativa.

2014

Il carbonio sarà il materiale da far evolvere e con il quale sarà più “fantasioso” lavorare: qui si vedrà la differenza tra i diversi costruttori perché le modalità di composizione delle fibre, le diverse resine, le modalità di incollaggio saranno il terreno su cui diversificarsi e competere. Fedele alla filosofia degli esordi, De Rosa continuerà a lavorare acciaio, titanio, alluminio, carbonio sfruttandola creatività costruttiva e minuziosità, l’internazionale conoscenza dei mercati di Cristiano, la ricerca e sviluppo dell’Officina De Rosa. Sarà una De Rosa a doppia velocità: in grado di creare uno standard middle class e al contempo di creare prodotti top level in cui riversare le ultime ricerche e il know how. E il sig. Ugo? Vigila e incoraggia le novità perchè...

“Nulla di straordinario è mai nato da un formula ma dall’immaginare ciò che non esiste e farlo”